La deriva e oltre – di Alessandro Camparsi
17 settembre 2017
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L’ispirazione e il contesto

A marzo, subito dopo il campionato europeo di powerlifting classic a Thisted, mi è venuta l’idea di scrivere questo articolo. Diversi input mi sono venuti dalla visione della gara e dalle conversazioni con miei compagni di viaggio (Giacomo Simili e Gianluca Pisano). L’indolenza del maestro Gallo si è però impadronita di me fino all’uscita di questo articolo su AIF, che vi invito a leggere, che mi ha dato la spinta decisiva:
https://www.accademiaitalianaforza.it/dialogo-sul-powerlifting-attrezzato-perche-puo-interessare/

Nell’articolo viene fatto presente che fino a non molto tempo fa il powerlifting agonistico era egemonicamente equipped. Oggi la situazione è diversa. Il powerlifting raw ha un numero di atleti ed un livello medio in continua crescita. Non si tratta più solamente di “sweet summer childs” o ragazzi che fanno la garetta raw per “sverginarsi” ed intraprendere subito dopo il cammino nel “vero powerlifting” (quello equipped).

Pochi anni fa alcuni eventi hanno rinnovato il movimento del powerlifting raw. I rawer hanno finalmente trovato uno sbocco internazionale con i primi campionati europei classic tenutisi nel 2015. Va notato infatti che nonostante i primi mondiali classic si siano tenuti nel 2012, l’Italia non vi ha partecipato. Tuttora la nazionale italiana non partecipa ai campionati del mondo classic IPF ma solo a quelli europei. Per valutare la portata di questo evento basti visionare i numeri delle gare dal 2015 in poi. Gli atleti della nostra società, i Vikings Veneto, nelle prime 2 uscite ufficiali in FIPL a dicembre 2014 e marzo 2015 gareggiarono TUTTI nelle categorie equipped. Subito dopo ci siamo avviati rapidamente alla specializzazione nel powerlifting raw.

La crescita del movimento raw ha portato gli allenatori a concentrarsi sui problemi motori delle 3 alzate in assenza di attrezzatura a carichi massimali. Inizialmente alcuni si sono soffermati su quelle che io amo definire “pippe inutili”, causando una sorta di deriva.

Attrezzatura, vincoli tecnici e specializzazione

Per poter sfruttare adeguatamente le attrezzature di supporto le alzate devono essere in una certa misura standardizzate. I corpetti e le maglie hanno delle traiettorie lungo le quali rendono il massimo. Ha perciò senso imparare noi stessi a rendere al massimo lungo le medesime traiettorie. Aggiungiamo quindi dei VINCOLI, i quali di fatto restringono l’insieme delle soluzioni efficienti possibili a quel determinato movimento. Chiaramente non lo riducono ad un’unica possibilità. Questo lo si può facilmente capire osservando diversi atleti di alto livello: si vedono movimenti anche sensibilmente diversi tra loro.

Ciò che è necessario capire per evolversi e superare la deriva è appunto che l’attrezzatura crea per certi versi delle semplificazioni. I vincoli fissano infatti alcune delle variabili del movimento. (N.B.: questo non significa che utilizzare l’attrezzatura sia semplice).

Pur in assenza di attrezzatura di supporto, anche per i rawer molte delle linee guida fondamentali di come eseguire le alzate e dei principi su come gestire gli allenamenti restano piuttosto simili. Il regolamento di esecuzione delle alzate in gara è addirittura identico. Questo a dispetto di chi sostiene filosofie del tipo “fai quello che ti pare basta che più o meno sei in spinta” o addirittura si fa domande tipo: “ma voi continuate a tirare A CASO finchè non vi spaccate?”.

In assenza dei vincoli imposti dalle attrezzature di supporto, stante la necessità di trovare un movimento “in spinta”, è  necessario dunque capire che margini di intervento abbiamo nella ricerca di una tecnica adatta ai singoli atleti raw.

Maniacalizzare il controllo tecnico

Quante volte avete sentito questa espressione? Alcuni ne sono infastiditi, altri affascinati.

Ma cosa significa DAVVERO maniacalizzare il controllo tecnico? Per usare le poetiche parole di un coach nostrano: “avrai sempre una palla che pende più a destra o più a sinistra”. Occorre perciò CAPIRE appieno su cosa vale la pena essere rigorosi. Su quali punti ha davvero senso essere maniacali e quali invece sono dei “peccati veniali” su cui essere maniacali ci porterebbe un danno, un rallentamento nel percorso. Per un atleta che gareggia equipped ed uno che gareggia raw le cifre di merito che determinano il peso da dare ad alcuni particolari possono variare sensibilmente. Questo è tanto più vero quanto più si utilizzano attrezzature estreme: maglie/corpetti più stretti/rigidi.

Allenarsi pesante

“L’attrezzatura non si deve abituare al carico, non ha sentimenti, non ha timore, non ha sistema nervoso.” Una frase molto evocativa. Il rawer però deve tenere conto di tutte queste cose.

L’intuizione di base è che, nel powerlifting raw, bene o male chi si allena pesante e con un minimo di logica ha risultati. Un chiaro esempio sono i ragazzotti esordienti che alla prima gara hanno già totali interessanti. Tipicamente si tratta di atleti con un passato sportivo in cui vigeva la cultura dell’allenarsi pesante, che continua ad allenarsi pesante. Ed i kg ci sono nonostante un’esperienza nel powerlifting relativamente breve e movimenti “grezzi”.

Rispetto ad un atleta equipped un rawer elimina un enorme stressor: l’utilizzo dell’attrezzatura. Come egregiamente spiegato nell’articolo di Ado e Antonio l’utilizzo dell’attrezzatura richiede un grado di freschezza nervosa che nel raw semplicemente non c’è. Il rawer può quindi giocarsi questo “bonus di stress” allenandosi un po’ più pesante e lasciando magari anche che il movimento si sporchi leggermente senza impazzire (pur cercando di ridurre ciò al minimo).

Trovare soluzioni

Il grosso della recente cultura del powerlifting deriva dal mondo equipped. Qui che entra in campo il proverbiale “grano salis”. Il mio vecchio maestro di judo quando eravamo stanchi sosteneva a perdifiato che è solo quando sei stanco che si vede se sei davvero tecnico.  In tali condizioni puoi trovare delle soluzioni tecniche per uscire d’impiccio… per il semplice fatto che ne hai bisogno. Questo fattore è molto importante e va oltre la paura in sé del peso o l’abituarsi al carico. Per rendere il nostro corpo capace di trovare la strada giusta è utile in qualche modo obbligarlo ed abituarlo a farlo quando “il gioco si fa duro”.

L’arrivo di attrezzature sempre più performanti ha creato delle dinamiche a sé nel modo di allenare e allenarsi. Tuttavia se ci guardiamo indietro possiamo trovare diversi programmi “illustri” in cui si va piuttosto pesante e anche piuttosto spesso (più di quanto va di moda adesso). Questo perlomeno è il pensiero di coloro che sentono i brividi lungo la schiena quando vedono scritto nel programma “5x5x75%”.

Ma quindi che cosa avrà mai un rawer da imparare dai colleghi equipped e dalla nostra storia?

  • la concentrazione: anche se non corri  il rischio di perdere la linea ideale dell’equipaggiamento e di conseguenza una marea di kg, le alzate vanno eseguite con attenzione. Anche quelle “leggere”. Pochi anni fa andava di moda dire che ogni rep dovrebbe essere come un tempio: non profanarlo eseguendo alzate in modo distratto tanto per finire il programma della giornata.
  • la pazienza: darsi tempo. Non avere frenesia di volere i kg subito e ad ogni costo. Investire un periodo per imparare ad eseguire le alzate in modo corretto, efficace e sicuro. Mi è rimasto impresso ciò che ha detto Fedosienko a Milano: per un rawer il corpetto sono core e schiena. Ci vuole tempo per cucirlo.
  • il gruppo: allenarsi assieme e costruire un’identità di gruppo accelera i progressi. Anche se non c’è bisogno di quella figura mistica che è “il fasciatore” o di aiuto per vestirsi. Guardare le esecuzioni altrui e confrontarsi aiuta enormemente la comprensione delle alzate. Per sviluppare un buon occhio, critico ed analitico, servono migliaia di alzate. Avere persone intorno fa venire voglia di fare le cose per bene: l’uomo ama dimostrare di essere bravo.

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